TITO CASTRALE nato a Lanzo (TO) il 12 febbraio del 1918
Resa dal nipote Paolo agli studenti della classi terze della scuola secondaria di primo grado.
- Qual era il nome di battaglia scelto dai vostri parenti? Per quale motivo lo avevano scelto?
Il nome di battaglia di mio nonno era PIERO, un nome comune e diffuso. Scelto, forse, perché già il suo di battesimo era piuttosto originale.
- Secondo voi e in base a quello che vi è stato raccontato, che cosa ha spinto i giovani di allora a scegliere di diventare partigiani?
Mio nonno è mancato nel 1963, quindi io sono un testimone “indiretto”… So per certo, tuttavia, che l’antifascismo di molti, moltissimi giovani dell’epoca fu una scelta naturale, direi necessaria. Mio nonno non credeva certo di poter diventare un eroe!

- Amava raccontarsi o ha faticato perché, come anche i deportati, non si è sentito compreso?
Mio nonno non amava raccontare di sé e della lotta partigiana, un po’ per il dolore che sicuramente il ricordo gli procurava e un po’ perché era veramente persuaso di non aver fatto nulla di eroico. Quando però è successo, il suo racconto -mi hanno detto- era davvero commovente…
- Che rapporto avevano i partigiani con le persone che vivevano nei paesi qui intorno?
I rapporti con la popolazione, per quello che ho appreso, erano buoni.
Erano ragazzi benvoluti che anche sul posto di lavoro, ad esempio in Cartiera, trovarono aiuto, sostegno, quantomeno approvazione.


